Scoprire il bluff patrimonialista

Le bandiere del maggioritario, del bipolarismo, del governo con un chiaro mandato popolare, sarà bene tenerle in alto, anche in questa fase confusa. Non è soltanto questione di attaccamento alle forme incarnate dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e perfino vidimate da una serie di referendum popolari; piuttosto ne va anche del futuro economico del paese. Anche perché quale sia l’alternativa all’Italia del maggioritario è noto: si tratta dell’Italia delle due “p”, proporzionale e patrimoniale.
11 AGO 20
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Le bandiere del maggioritario, del bipolarismo, del governo con un chiaro mandato popolare, sarà bene tenerle in alto, anche in questa fase confusa. Non è soltanto questione di attaccamento alle forme incarnate dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi e perfino vidimate da una serie di referendum popolari; piuttosto ne va anche del futuro economico del paese. Anche perché quale sia l’alternativa all’Italia del maggioritario è noto: si tratta dell’Italia delle due “p”, proporzionale e patrimoniale.
Le due vengono insieme, e non per caso: quando non c’è un chiaro mandato elettorale, quando le alleanze si fanno e si disfano al di là delle indicazioni degli elettori, quando i partiti che sostengono un governo sono quanto mai eterogenei, le agognate riforme strutturali giocoforza si allontanano e l’unica ricetta possibile sembra quella della “botta secca”. In un sistema di legge proporzionale – dal 2005 temperato solo dalla vocazione maggioritaria del Cav. – l’unico minimo comune denominatore dei cosiddetti ceti dirigenti, nei periodi di crisi, è costituito dall’imposta patromoniale. Con la botta secca, come hanno mirabilmente sintetizzato gli economisti Giavazzi e Alesina, si riesce contemporaneamente a fare cassa e a non scalfire nessuna delle corporazioni che frenano la crescita del paese, ovviamente caricando i costi sulla generalità della popolazione.
Non a caso proprio sull’ipotesi di introdurre una patrimoniale si incontrano i confindustriali, i sindacati – leggi: le corporazioni – ma anche tutti quei centristi (da Gianfranco Fini a Luigi Abete) che non hanno mai preso minimamente in considerazione di poter rappresentare le ragioni di milioni di outsider (imprenditori o giovani che siano). Per questo il colpo d’ala del Cav. è necessario: metta la fiducia sul maxi emendamento alla legge di stabilità che riprende i suggerimenti europei, poi chieda il ricorso alle urne. Solo così si fa uscire la situazione finanziaria dallo stallo gonfio di incertezze e si sconfigge la prima testa dell’Idra, quella del ritorno della proporzionale senza principio maggioritario, frutto di un governo tecnico legittimato solo dal “neocorporativismo di emergenza”. Se mancasse una maggioranza di voti per la legge di stabilità, e per le riforme dell’Ue, anche l’altra testa dell’Idra, ovvero l’imposta patrimoniale, si mostrebberebbe in tutta la sua chiarezza all’elettorato.